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Nelle sue diverse varietà,
l’Aloe si è diffusa in gran parte del mondo e fin dall’antichità venne
utilizzata per le sue proprietà salutari e terapeutiche, entrando a far parte
delle metodiche mediche delle più grandi civiltà dell’antichità: Egitto,
Mesopotamia, Arabia, Grecia e Roma, Cina e India.
Era peraltro conosciuta ed utilizzata anche dalle popolazioni dell’Africa e
delle Americhe.
Mentre l’etimologia della
parola “Aloe” sebbene incerta - per alcuni proviene dal greco àls-àlos che
significa “sale”, per altri deriverebbe dall’arabo “alloeh” che
significa “sostanza amara e lucida”- fa chiaramente riferimento al suo
sapore amaro, gli appellativi che le vennero dati nell’antichità sono per lo
più poetici e richiamano i concetti di salute, longevità ed immortalità.
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L'Aloe in Egitto
Gli antichi egiziani conoscevano l’Aloe fin dal 4000 a.C. e la consideravano
la “pianta dell’immortalità” e la collocavano all’ingresso delle
piramidi per segnare il percorso verso l’Oltretomba. Informazioni sulla pianta
e sul suo utilizzo ci provengono dal “Papiro di Ebers” risalente al XV sec.
a.C. Il succo di Aloe, oltre ad essere utilizzato nel procedimento di
mummificazione dei corpi, veniva utilizzato come lassativo, in associazione ad
altre erbe, e come componente per la preparazione di cosmetici e di pozioni
magiche.
L'Aloe in Mesopotamia
Gli Assiri chiamavano l’Aloe “Sibaru” o “Siburu”. Alla fine dell’800
nell’antica città di Nippur venne ritrovato un testo cuneiforme su tavolette
d’argilla databile attorno al 2000 a.C. nel quale si cita l’Aloe – molto
probabilmente l’Aloe Vera - come rimedio contro l’ingestione di cibi
avariati e la formazione di gas intestinali.
L'Aloe in India
Gli Indù chiamavano l’Aloe “guaritrice silenziosa”.
La medicina Tibetana utilizza l’Aloe il legno di Aloe sia per scopi
terapeutici che per la preparazione di profumi e incensi per la meditazione,
sfruttandone l’effetto calmante e rasserenante.
La medicina Ayurvedica identifica l’Aloe con il nome “Ghrita-Kumari” dove
Kumari significa fanciulla, sottolineando così la proprietà del gel di Aloe di
rinnovare l’energia femminile e di preservare la giovinezza. Il legno di Aloe
(Aquilaria Agallocha) viene utilizzato in numerosi preparati per curare
infezioni e ferite aperte, con il nome di Agar (indù) o Agaru (sanscrito).
Nell’Ayurveda l’Aloe viene considerata utile per tutte e tre le tipologie
costituzionali in cui vengono classificati gli individui: Vata (aria), Pitta
(fuoco) e Kapha (acqua).
Nel Kamasutra invece ne viene sottolineata la proprietà afrodisiaca.
L'Aloe in Cina
Informazioni sull’impiego dell’Aloe in Oriente risalgono a Marco Polo che ne
parla ne “Il Milione”. Secondo i cinesi l’Aloe proveniva dalla Persia , da
Giava e Sumatra. In questo paese l’Aloe veniva considerata una delle piante
con maggiori proprietà terapeutiche e veniva chiamata “rimedio armonioso”.
Mescolata alla liquirizia era alla base di bevande toniche e afrodisiache.
L'Aloe nell'area
Mediterranea
La prima descrizione dettagliata dell’Aloe da un punto di vista medico la
troviamo nel “Erbario Greco” di Dioscoride (41-68 d.C.).
Nel I sec d.C. troviamo descrizioni degli impieghi terapeutici dell’Aloe nel
trattato “Historia Naturalis” di Plinio il Vecchio, dove la si raccomanda per
la cura delle ferite, i disturbi di stomaco, la stipsi, i mal di testa , la
calvizie e numerosi problemi della pelle.
Si racconta che Alessandro il Grande durante la sua marcia di avvicinamento
all’India volle conquistare l’isola di Socotra, al largo della costa
orientale della Somalia, per rifornirsi di foglie fresche di Aloe, che qui
cresceva in gran quantità, per utilizzarle come rimedio per le ferite riportate
in battaglia dai suoi soldati.
Anche gli Ebrei conoscevano l’Aloe, chiamata anticamente “Ahaloth”,
ed infatti essa viene citata più volte nell’Antico Testamento per le
sue propria sia terapeutiche che aromatiche.
Intorno al 600 a.C. le popolazioni dell’area sahariana la utilizzavano sia per
uso interno che esterno chiamandola “giglio del deserto”.
I Cavalieri Templari le hanno dato l’appellativo di “elisir di
Gerusalemme” e la utilizzavano mescolata con vino di palma.
L'Aloe nelle Americhe
Presso i Maya l’Aloe, chiamata Hunpeckin-ci, veniva utilizzata contro il mal
di testa mentre le madri ne sfruttavano il sapore amaro strofinando le foglie
sui seni per indurre lo svezzamento dei loro figli.
Per i nativi del Nord America l’Aloe era considerata un elisir di lunga vita e
veniva abbondantemente utilizzata a scopi magici e terapeutici. Gli indiani
Seminole
(Florida) la utilizzavano per prolungare la giovinezza.
Alla fine del XVI secolo, grazie all’opera dei gesuiti, l’Aloe si diffuse
nelle isole dei Carabi, in particolare nelle Barbados (infatti il nome botanico
dell’Aloe Vera è Aloe Barbadensis).
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